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Visual Kei

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Il visual kei (ヴィジュアル系[1], Bijuaru kei?, "stile visuale"), è un genere musicale peculiarmente giapponese sviluppatosi a partire dagli anni ottanta; il nome è composto dalla parola inglese visual ("visuale") e giapponese kei (系, "stile").

Ispirandosi allo stile musicale e d'abbigliamento dei gruppi hair metal come Mötley Crüe, Poison, Europe, Guns N' Roses[2], ha raggiunto la sua maturità a partire dagli anni novanta del XX secolo.

Caratteristica fondamentale del visual kei è che si tratta dell'unico genere musicale esistente che non si caratterizza per il sound, ma per il look, ed in cui l'aspetto visivo, l'istrionismo delle esibizioni e la celebrazione dell'artista come persona hanno un ruolo centrale e non dispensabile. L'immagine e la musica hanno cioè la stessa importanza al fine di creare un'esperienza di tipo teatrale.

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Notorietà internazionale

La popolarità di questo genere al di fuori del Giappone è sempre stata bassa, anche se è in forte aumento dalla fine degli anni '90. Soltanto la band X JAPAN era già popolare in Occidente fin dal 1992, quando fu lanciata nel mercato internazionale. Dagli anni 2000 in poi, il visual ha cominciato a conquistare sempre più pubblico estero, consentendo ai gruppi di partire per tour intercontinentali e risultando d'ispirazione per alcuni gruppi europei come Tokio Hotel, Cinema Bizarre, dARI, FreakOut!, DNR e Blind Fool Love, ed americani come Shocker Stalin e Cositus (cosa che ha suscitato critiche, sia dal punto di vista culturale che musicale, da molti fan del visual giapponese).

Look

Le band visual kei si distinguono per la grande teatralità ed attenzione all'aspetto visivo e scenografico (costumi, scenografie, pose, trucco, comportamento)[2][3], mentre musicalmente non c'è nessuna caratterizzazione specifica, con gruppi che spaziano enormemente dall'heavy metal al pop rock senza trascurare molti generi come il grunge, il dark, l'hard rock, il glam, il punk e l'elettronica, e non sono inusuali i riferimenti alla musica classica[4]; viene inoltre spesso ricercata la fusione di più tipologie (anche opposte) per creare un effetto spiazzante e teatrale.

L'androginia tipica di alcuni musicisti visual kei trae le sue radici nella cultura giapponese: nello storico e raffinato teatro Nō gli uomini recitano anche i ruoli femminili, costruendo dei canoni di bellezza virili che esaltavano la figura della donna come riferimento unico di bellezza anche per il sesso maschile, diversamente dai canoni estetici occidentali figli della cultura greco-romana.

Media

Essendo un genere musicale basato prevalentemente sull'impatto visivo e teatrale, i media legati al visual kei sono molto elevati per quantità e qualità. Spesso si ritrova in queste pubblicazioni un'esaltazione della figura fisica del musicista più ancora che della sua musica.

Ogni prodotto discografico messo in commercio dagli artisti è sempre estremamente curato nella sua veste editoriale, e spesso è pubblicato in più edizioni differenziate per grafica, contenuto (tracklist, b-side, eccetera), bonus (DVD extra, poster, eccetera) ed altri aspetti ancora, tutte distribuite nei negozi in contemporanea (e non successivamente l'una all'altra come accade in Occidente). Soprattutto a partire dal XXI secolo, ogni disco (singolo, EP o album che sia) viene stampato in molteplici edizioni, solitamente una normale ed altre speciali ognuna con un suo distinto omake (御負け, omake? "extra"): bonus track, brani esclusivi composti dai singoli componenti, DVD con videoclip, DVD con making-of, DVD con esibizioni live, poster, libri fotografici, cartoline promozionali, persino profumi ed altro ancora. Questa enorme moltiplicazione delle uscite (ad ogni titolo possono corrispondere dalle due alle cinque edizioni diverse) genera un doppio effetto: da un lato consente al fan di poter scegliere la versione che preferisce e fidelizza nei confronti dell'artista, e dall'altro ha un enorme rientro economico dato dal fatto che i fan più affezionati tendono ad acquistare tutte le versioni disponibili di ogni titolo. Il marketing strategico e virale ha raggiunto in alcuni casi risultati del tutto inediti: per esempio, per la promozione del singolo ASCENDEAD MASTER i Versailles hanno realizzato un cortometraggio (che vede impegnati come attori i componenti della band) che è stato spezzato in tre parti, ognuna delle quali è stata inserita come bonus in una diversa edizione del singolo[5]; questo vuol dire che per poter vedere interamente il film è necessario comprare tutte e tre le edizioni del singolo (la colonna sonora del film, composta da quattro canzoni, è inoltre anch'essa stessa spezzata nelle quattro edizioni del singolo, le tre speciali più la normale).

Anche i DVD sono una parte importante del mercato discografico visual kei: non vengono pubblicati solo i grandi concerti svoltisi in arene o stadi, ma anche le esibizioni più modeste, e per i gruppi più importanti da ogni tour viene tratto almeno un DVD (come nel caso dei Vidoll[6]). Frequenti sono anche le raccolte di video musicali e commemorativi in occasione di anniversari o dello scioglimento dei gruppi.

Poiché il visual kei è un genere che insiste molto sul lato visivo e drammatico, il videoclip riveste un ruolo primario nella diffusione di questa musica. La stragrande maggioranza dei video musicali rappresenta la band o l'artista mentre si esibisce nell'esecuzione della canzone, e la creatività del regista sta nel saper creare dei contesti che esaltino tanto il lato musicale quanto quello visivo. I migliori e più importanti esiti sono stati raggiunti dalla casa di produzione VISUAL TRAP, che a partire dagli anni novanta ha prodotto e realizzato moltissimi PV (sigla di "promotional video") per i più importanti esponenti del genere. Particolarmente rappresentativi sono i clip dei Dir en grey, che hanno realizzato numerosissimi video (non solo per i singoli, ma anche per l'intera tracklist di album, e tutti diretti da Hiroyuki Kondō) che sono una testimonianza dell'evoluzione del gusto visual kei dal 1997 ad oggi.

Esistono, inoltre, numerose riviste specializzate sul visual kei come ARENA 37 °C, Cure, FOOL'S MATE, SHOXX, Zy., Neo Genesis ed altre ancora: patinate e di grande formato, presentano numerosi servizi fotografici molto studiati, interviste agli artisti e poche (o nessuna) recensioni musicali. Queste riviste tendono soprattutto e prevalentemente ad esaltare la figura dei musicisti più ancora della loro musica, con curatissime sessioni fotografiche e lunghe interviste durante le quali si indaga più l'aspetto personale degli artisti che non la loro musica: sono frequenti domande sui gusti culinari, sui prodotti cosmetici usati, sulla cura dei propri animali domestici ed altro ancora; questi articoli fatti di grandi foto a tutta pagina e curiosità possono apparire assurde al pubblico Occidentale, ma servono in realtà a rendere questi musicisti più umani e vicini al pubblico e contemporaneamente a "divinizzare" il loro corpo così da renderli immediatamente cult.

Sono altresì molto diffusi i libri fotografici (consuetudine presente in generale in tutta la musica giapponese e non solo nel visual kei) e molte altre pubblicazioni dov'è possibile apprezzare al meglio il trucco, le acconciature ed il vestiario dei musicisti: il look è un aspetto centrale per questo genere musicale.

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