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Tomoe Gozen, la donna Samurai

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Storia vera di una donna leggendaria!

Figura mitica o realmente esistita, Tomoe Gozen, descritta come una delle donne più belle del Giappone feudale, rappresenta per molti praticanti di naginata la leggendaria capostipite di questa splendida quanto spettacolare arte marziale. Binomio interessante, quello della bellezza e della forza guerriera, che lascia spazio all’analisi della figura delle donne samurai in un Giappone attraversato dagli scontri armati e dalle lotte di potere. Sebbene la tradizione abbia fatto prevalere una figura spesso stereotipata delle donne giapponesi, chiamate ad interpretare il ruolo di “Eroine Tragiche”, che si uccidono alla morte del marito, “Madri energiche”, che allevano i loro figli affinché essi possano vendicare la morte del padre, “Donne caritatevoli”, le cui doti spingono un guerriero a raggiungere un forma di empatia nei confronti del prossimo, convincendolo a non piegare in schiavitù i figli del proprio nemico sconfitto, la storia (e alcune leggende) restituiscono un’immagine ben diversa delle donne dell’epoca.

Nel primo periodo feudale, infatti, le donne dei samurai erano costrette a passare lunghi periodi sole, mentre gli uomini erano impegnati sul campo di battaglia. Fu in questo periodo che esse cominciarono ad assumere su di sé un ruolo fondamentale per tutto ciò che riguardava la sopravvivenza della famiglia e il buon andamento della casa: le donne si occupavano infatti di procurare i viveri e tutti i generi necessari alla sopravvivenza dei figli, controllavano e dirigevano i propri servitori, e nei periodi di disordine assunsero gran parte della gestione finanziaria ed economica delle proprie case. La loro opinione e le loro decisione su tutto ciò che riguardava il benessere della famiglia era tenuto in altissima considerazione. Oltre a ciò, le donne si occupavano dell’educazione dei propri figli, cercando di instillare in loro il senso di lealtà, onore, coraggio e forza, elementi essenziali per qualsiasi samurai.

Talvolta le mogli dei guerrieri seguivano i propri uomini in battaglia, combattendo al loro fianco fino alla fine, e come i loro compagni, anch’esse erano chiamate a commettere suicidio se la loro famiglia era disonorata o per protesta contro l’ingiustizia e il disfacimento dei costumi.

E’ proprio in questo scenario, in cui le donne erano chiamate a difendere le loro famiglie da possibili aggressioni, in assenza dei loro uomini, o a seguire questi ultimi in battaglia, che si sviluppa la figura della donna samurai, sempre accompagnata dalla sua arma preferita: la naginata. La sua lunghezza e la sua estrema versatilità fecero infatti della naginata una delle armi più usate dalle donne.

La più famosa fra le donne samurai è senza dubbio Tomoe Gozen, descritta nell’Heike Monogatari come una donna “…particolarmente bella, con la pelle bianca, lunghi capelli, e tratti affascinanti. Lei era inoltre un arciere incredibilmente forte, e con la spada era un guerriero di valore, pronta a confrontarsi con demoni e dei, a cavallo o a piedi. Tomoe cavalcava destrieri indomabili con splendide criniere; e li guidava lungo ripidi pendii. Ovunque la battaglia fosse imminente, Yoshinaka la mandava in avanscoperta come suo primo capitano, equipaggiata con una pesante armatura, un spada sproporzionata e un grande arco; e lei mostrava più atti di coraggio di qualsiasi altro dei suoi guerrieri”.

La leggenda (o la storia) vuole infatti che Tomoe Gozen fosse la sposa del generale Kiso Yoshinaka (ai tempi della guerra Gempei, nel XII secolo) e che lo accompagnasse su tutti i campi di battaglia, insieme alla sua inseparabile naginata. Yoshinaka si oppose al clan dei Taira e prese la città di Kyoto subito dopo aver vinto la battaglia di Kurikawa, nel 1184. I suoi successi militari ingelosirono però i fratelli, che lo spinsero a compiere seppuku. Per assicurare al marito il tempo necessario per commettere seppuku, si narra che Tomoe guidò il suo esercito contro le forze nemiche, scagliandosi contro il suo più potente nemico, disarcionandolo e decapitandolo. Nel frattempo, tuttavia, Yoshinaka venne ucciso da una freccia.

Alcune leggende si concludono con la morte di Tomoe, altre raccontano invece come lei sia sopravvissuta e sia divenuta una sposa buddista. Una leggenda vuole invece che Tomoe sia stata catturata da Wada Yoshimori, con il quale ebbe un figlio, Asahina, ritenuto uno dei più forti guerrieri del tardo periodo Kamakura.

Qualsiasi sia stato il reale destino di questa donna-simbolo delle donne guerriero, a noi piace immaginarla avvolta dalla sua armatura, pronta a combattere con tutte le sue forze, con a fianco la sua naginata.

Una seconda figura femminile legata all’uso della naginata è quella di Nakano Takeko. La storia di questa donna samurai ha origine nella città di Aizu, in cui la nostra protagonista è nata e cresciuta. Si narra che Nakano Takeko si allenasse nell’uso della naginata sotto la guida di Dengoro Kurokochi, e in altre arti marziali e nella calligrafia sotto il maestro Taisuke Akazeki. Anche sua sorella Yuko e sua madre Kouko erano esperte nell’uso della naginata. Nakano è passata alla storia durante la battaglia per la difesa del Castello di Wakamatsu (1868), combattuta al fianco dei samurai del clan Aizu. Durante la battaglia il clan degli Aizu si trovò schiacciato dall’enorme numero di guerrieri nemici (3.000 uomini contro ben 20.000 nemici), così venne chiamato a combattere chiunque fosse in grado di tenere in mano un’arma. Fu in questo grave frangente che Nakano guidò il Joushitai, la Truppa delle donne Aizu, un’unità di venti donne, determinata a volgere la battaglia a proprio favore. Durante il combattimento, Nakano si lanciò contro le linee nemiche, uccidendo con la sua naginata un elevato numero di guerrieri prima di essere colpita al torace. Ferita, ma non ancora sconfitta, Nakano chiese alla sorella Yuko di tagliarle la testa, per evitare di finire nelle mani del nemico e cadere in disgrazia.

La memoria di Nakano Takeko è ancora viva nel cuore dei suoi connazionali, ed è ricordata da un monumento eretto in suo onore a Bangemachi. Ogni anno, inoltre, durante il Festival autunnale di Aizu, un gruppo di giovani donne vestite con l’hakama e una fascia bianca in testa, seguono la processione tradizionale per ricordare il sacrificio delle donne Joushitai.

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