Giappone, cent'anni di solitudine
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I centenari sono oltre quarantamila. Ma la società si è disgregata e non li ama più. Decine di truffe: i parenti incassano pensione e “premi longevità” dei defunti. In Giappone è caccia al centenario: il Paese con più persone in vita da oltre cento anni si è improvvisamente accorto che non tutti questi venerandi longevi sono effettivamente tali, e ogni prefettura ha dato il via a un nuovo censimento della popolazione registrata come avente più di un secolo di vita. L’allarme è stato lanciato dopo il ritrovamento, a Tokyo, dei resti mummificati di Sogen Kato, che avrebbe dovuto avere 111 anni. L’uomo, che secondo le dichiarazioni della figlia (81 anni) e della nipote (53) raccolte dal quotidiano «Mainichi Shimbun», si era rinchiuso trent’anni fa nella sua stanza senza più uscirne allo scopo di diventare un «Buddha vivente», ha continuato a ricevere e ritirare la pensione con regolarità. Kato, o le sue parenti per lui, avrebbe anche usufruito di regolari «premi di longevità» erogati dal governo giapponese a chiunque superi il secolo. Tentando di incontrare di persona il signor Kato il 28 luglio, giorno del suo compleanno, le autorità ne hanno trovato poco più dello scheletro adagiato sul letto dietro la porta della sua stanza chiusa da trent’anni. Intorno a lui c’erano alcuni quotidiani del 1978.
Pochi giorni dopo, l'incontro mancato è stato con la signora Fusa Furuya, che con 113 anni doveva essere la tokyoita più longeva. La figlia, 79 anni, ha dichiarato di non vedere sua madre da cinquant’anni, e di essere convinta che questa vivesse con il figlio minore, col quale non è in contatto. Partiti alla sua ricerca, le autorità hanno scoperto che il suo unico indirizzo registrato non esiste più, sostituito dall’asfalto dell’autostrada Tokyo-Gaikan. Di Furuya e del figlio non ci sono tracce.
Le autorità giapponesi si sono dunque rese conto dell’esistenza di un inaspettato problema, che ha rivelato nel giro di una settimana come almeno settanta presunti centenari nella regione urbana e suburbana di Tokyo siano invece altrettanti cari estinti, secondo i dati compilati dall’agenzia di stampa Jiji.
Non che il numero complessivo nazionale ne risenta per ora in modo drammatico, dato che, stando alle statistiche ufficiali di fine 2009, ben 40.399 cittadini giapponesi hanno superato il secolo di vita - attirando negli anni l’attenzione mondiale sui benefici salutistici della dieta giapponese.
I media nazionali, com’è ovvio, si sono lanciati in questi ultimi giorni in una serie di angosciati editoriali in cui viene lamentato una volta di più il vuoto morale delle nuove generazioni, colpevoli di venir meno ai valori tradizionali nipponici, che prevedono una buona dose di rispetto per gli anziani (per quanto i figli snaturati in questione abbiano tutti più di settant’anni) e una certa coesione familiare intergenerazionale. Ora anche il primo ministro, Naoto Kan, si è pronunciato sulla faccenda, dichiarando in una sessione parlamentare: «Presumo che ciò sia dovuto al fatto che i legami umani si stanno indebolendo. La società, nel suo complesso, tende a spezzare le relazioni umane». «Asahi Shimbun», il primo quotidiano del Paese con dieci milioni di copie al giorno, pubblicava ieri un editoriale in cui lodava gli sforzi della prefettura di Chiba per eliminare le morti solitarie, incoraggiando le relazioni interpersonali anche in età avanzata, dato che il dolore della solitudine è visto come il principale svantaggio di una lunga vita.
Intanto, la polizia municipale dell’intero Paese denuncia negli ultimi tempi l’aumento della criminalità fra gli anziani, che sarebbero responsabili del 23 per cento dei furti nei negozi - più a caccia di emozioni che non per necessità, dice ancora la polizia. Questo, peraltro, in un Paese dove la criminalità continua a essere molto bassa.
Ma a parte questi casi clamorosi, che sembrano per ora provocati da comune frode e da rapporti familiari logorati per disgrazia più che per tendenza nazionale, il Giappone continua sì a «ingrigirsi» (il basso tasso di natalità nazionale affligge i demografi da decenni), ma anche a mostrare una società di senior attivi e in salute, di frequente al centro dell’attenzione tanto dei media quanto del business, per motivi meno macabri che non la scomparsa inaspettata dei centenari.
Le gemelle Kinsan e Ginsan, per esempio, decedute nel 2000 e 2001 all’{jcomments on}età di 107 e 108 anni, sono state a lungo delle celebrità amatissime da tutti, e continuano a essere ricordate con affetto, dato che la loro vitalità e curiosità anche passato il secolo sono viste come una delle ricette vincenti per una longevità sana e serena. Altra celebrità centenaria, Hideko Arima, deceduta nel 2005 a 103 anni, che aveva continuato a fare la barista nel quartiere tokyoita di Ginza fino all’ultimo, con clienti affezionati che da decenni le raccontavano storie personali chiedendole «il solito».
Tutti concordano sul fatto che per vivere a lungo, e sani, il modo migliore resta un’alimentazione leggera, vegetariana o semi-vegetariana, e una vita il più possibile attiva, sia nella sfera sociale che in quella fisica e intellettuale. Così, vengono regolarmente alla ribalta personaggi fuori dal comune come Fumie Takino, 79 anni, organizzatrice di una squadra di cheerleader ricoperte di lustrini che saltano e ballano come ragazzine pur con un’età media di settant'anni. O Tsutomo Tosaka, campione di body building a 74 anni.
Attenti alla longevità dei giapponesi, molti gruppi industriali stanno cercando il modo per approfittare al massimo del potere di acquisto di una fetta della popolazione in continua crescita: nascono così linee di abbigliamento, agenzie di viaggio, fumetti e libri stampati a caratteri grossi, gruppi di incontro e gadget elettronici innovativi, fra cui spicca il «personal trainer» Taizo, un simpatico robot concepito per fare lezione di ginnastica agli over-80. Fra numeri in aumento, scomparse misteriose, iniziative sorprendenti e potere di acquisto, si può prevedere senza timore di sbagliare che i senior giapponesi faranno ancora parlare molto di loro.












